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Federico Branchetti - Esposizione - Ombre e Respiri 1
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per Federico

di luce e d’ombra
scalda la materia
una musicale e quieta mano
in atti silenziosi
e pensieri invasi
forma umani frammenti
e polvere e polvere e polvere
forma del mondo
la traccia di sé

Antonio Violetta

OMBRE E RESPIRI (2017)

Le forme indistinte
di Cecilia Guida

Universi su universi han preso immagine e forma: quale dunque di
queste immagini è l’immagine nostra? Rûmî 

Sculture nel buio, nell’ombra, come fossero respiri che dominano il tempo e riempiono lo spazio dell’immaginazione scambiandosi continuamente dimensioni e forme. Figure inanimate che si animano grazie alla luce. Opere che mettono in risalto delicati dettagli mentre evocano più ampi processi.

Un aggiungere possibili stimoli alla percezione del luogo da parte dello spettatore. La mostra “Ombre e Respiri”, prima esposizione del giovane artista Federico Branchetti nella chiesa sconsacrata dei Santi Carlo e Agata a Reggio Emilia, è pensata come un’oscillazione tra il personale e l’universale, tra il sé e l’altro, in un continuo divenire dialettico tra ciò che vediamo nella penombra e ciò che sentiamo appena.

Sospeso l’enigma ottico tra le ombre percepite nell’antica chiesa, ciò che resta è una specie di sensazione uditiva determinata dalle vibrazioni acustiche di tensioni, movimenti e cadute plasmate e rappresentate. Nella sua compiutezza ogni scultura è indefinita ed esprime un’illusione o un’ombra o un riflesso, la malinconia di una forma completa, la bellezza di un’assenza, un’atmosfera rarefatta e di sospensione. Le sculture di Branchetti perdono una sorta di riconoscibilità con il soggetto reale, poiché ciò che è importante non è la loro somiglianza con esso. Per alcune, il loro essere “pugno d’argilla” è la componente significativa, che essendo modellata dal fango e andando via via seccandosi e frantumandosi, apre al dialogo con lo spazio espositivo nel quale vengono collocate.

Le opere sono una pausa dall’azione, non creano interferenze ma occupano temporaneamente un luogo che si pone come un campo di attenzione per i visitatori. Con le figure indistinte di Branchetti la chiesa diventa così un teatro di attori e storie per una visione differente, e uno spazio di ricerca in cui si crea un sistema di relazioni tra la leggerezza delle forme (l’artista), la profondità dei respiri (il pubblico) e il dialogo fitto tra le ombre (le opere).

Se nelle sculture in bronzo Due figure e Torso l’artista utilizza, in un tempo limitato, lo spazio tra le sue mani con un gesto che dà corporeità alla materia conferendo immortalità a un istante, nelle terrecotte Piccolo busto e Figura che respira Branchetti esprime il suo interesse a studiare e sperimentare la forma classica lavorando un materiale meno pregiato e fragile. Uomo che cade, realizzato con la tecnica della linoleografia, pone invece all’osservatore una domanda “È forse Icaro il ragazzo nudo con la testa all’ingiù? La caduta è un ammonimento a non avere l’ardire di realizzare i propri desideri? Oppure è, al contrario, una celebrazione della figura dell’uomo coraggioso e geniale che nella spinta verso il successo e la velocità non ha tempo di temere la caduta?”

In Teste I, II e III il gesto dell’artista consiste in una duplice azione di costruzione e distruzione delle opere, che evoca il costante ciclo evolutivo del sistema della società e dell’essere umano. Le tre sculture, modellate con l’argilla qualche giorno prima dell’inaugurazione e seccate durante la mostra, sono state distrutte la sera del finissage come ultimo momento di modificazione della forma e trasformazione della materia, da parte dell’artista stesso e in assenza di spettatori. Branchetti ne parla come di “un esercizio umano sulla creazione e sulla perdita, una riflessione e un atto di fede che nella scultura è importante sia generare che abbandonare, ma che molto spesso esige la più difficile delle scelte, ovvero quella del distacco.” In seguito alla performance le forme non esistono più e resta impresso nella mente del pubblico il ricordo delle loro ombre.



The indistinct shapes

By Cecilia Guida

“Universes on universes has take image and form. What than of these images 
is our image?” Rûmî

Sculptures in the dark, sculptures in the shadow like deep breathes that prevail the time and complete the perception of the imagination exchanging shapes and magnitudes continuously. Inanimate forms that liven up themselves by virtue of light. Objects that highlight ethereal particulars evoking wider processes meanwhile. Prospective inspirational perceptions of the scene introduced by the spectator. The exhibit named ‘Ombre e Respiri’ (Shadows and Breathes), first event of the young artist Federico Branchetti which was held in the deconsecrated church of Saints Charles and Agatha in Reggio Emilia, was created as a swinging between a very personal perception and a universal research, and again between the self and the other, in a continuous dialectical becoming between what we see in the background along with what we just perceive.

Given the suspension of the optical enigma among the shadows felt in the ancient church, what remains is a kind of auditive sense determined by acoustic vibrations of power forces, movements and modelled and represented falls. In their completeness, every sculpture is undefined expressing either an illusion, shadow or different effects, along with the melancholy of a complete structure, and the beauty of an absence, a rare and suspended atmosphere. Branchetti’s sculptures do lose a kind of recognisable identity with the real subject whereas what is important it is not their affinity with the subject itself. With respect to several sculptures, it is true to affirm that the sense of ‘fistful of clay’ is the most important component, that it is being created by the mud, drying all the way through along with the grinding of its parts, enhancing the dialogue with the exhibit space in which these sculptures are positioned.

The works do represent a break from the action, they do not create interferences, but they temporarily occupy a location which may be considered the representation of a reference point to the visitors. With the indistinct forms created by Branchetti the church becomes a theatre made up of actors and stories aimed to create a different vision, along with an area of research in which relationships are created among the lightness of the forms (the artist), the intensity of the breathes (the visitors) and the intense dialogue among the shadows (the sculptures).

While in the bronze sculptures ‘Due figure’ and ‘Torso’ (‘Two forms’ and ‘Torso’), the artist utilises within a limited period of time the space between his hands through tangible material that confers immortality to a moment, among the potteries ‘Piccolo busto’ and ‘Figura che respira’ (‘Little bust’ and ‘Form that breathes’), Branchetti confirms his interest to study and experiment the classic method working a less refined and fragile material.

Man that falls, created with the linoleograph technique does raise the following questions to the spectator: ‘Is it Icarus the naked young man with the downward head? Is the fall an admonition towards a lack of dare when it comes to fulfil a desire? Or conversely, is it a celebration of the brave and brilliant man that being brought forward towards the success and the velocity has no time to be afraid of the fall?’

In Testa I, II and III (Heads) the gesture of the artist consists of a dual action referred to the building and destruction of the works, which remembers the permanent evolutionary cycle of the society as a whole and human being. The three sculptures, which were clay shaped a few days before the opening and dried during the exhibit have been destroyed by the artist himself during the evening finishing as the final moment of a shape modification and material transformation study. This process took place in the absence of spectators.

Branchetti speaks about this final action as ‘a human being exercise referred to the creation and loss, a reflection and act of faith, which in sculpture it is fundamental to generate and to abandon; however, it is true to say that often this exercise requires one of the most difficult choices, that is the one related to the separation from the objects’. Following to the performance shapes are no longer existing, nevertheless bringing back memories of their own shadows in the spectators’ minds.